— Proviamo.

— Ma ci sosterrà il ghiaccio? chiese Blunt.

— La forza del ghiaccio è prodigiosa, rispose Wilkye. Una lastra dello spessore di due pollici sopporta un uomo senza spezzarsi; di tre e mezzo il peso d’un cavallo col suo cavaliere, di cinque un pezzo d’artiglieria, di otto un forgone carico, e di un piede dei reggimenti di soldati. Andiamo a cercare il passaggio.

Il velocipede riprese le mosse costeggiando il canale con una rapidità di venticinque miglia all’ora, essendo il ghiaccio perfettamente liscio.

Alle quattro pomeridiane, dopo d’aver percorso sessanta miglia, gli esploratori scoprivano una sponda che scendeva dolcemente nel canale. Furono chiusi i freni e la macchina scese o meglio scivolò per la china, giungendo sulla superficie dello stretto.

Un acuto crepitìo avvertì tosto gli esploratori che quel ghiaccio, rôso forse da una corrente tiepida e scaldato sopra dai raggi del sole, minacciava di cedere.

— Scendiamo! esclamò Wilkye precipitosamente. Se il ghiaccio si frange, siamo perduti.

Abbandonarono in fretta la macchina e retrocessero verso la sponda, temendo che da un istante all’altro si aprisse il vuoto sotto i loro piedi.

Una sorda esclamazione uscì dalle labbra di Wilkye.

— Maledizione! esclamò. Si direbbe che il polo è assolutamente inaccessibile agli uomini e che una potenza misteriosa lo difende, ma...