Il giovanotto si era subito arrestato, e malgrado la sua audacia, erasi fatto pallido, mentre due grida di terrore sfuggivano dalle labbra dei suoi compagni che attendevano, trepidanti, l’esito di quell’ardito tentativo.

— Non muovetevi! gridò Wilkye.

Aveva appena terminato quelle parole che il ghiaccio si spezzò con fracasso, formando un buco semicircolare, vasto quanto il boccaporto-maestro d’una nave.

Il velocipedista ebbe appena il tempo di mandare un grido e sparve sotto la vôlta gelata, con un sordo tonfo.

CAPITOLO XVIII. Lo sgelamento.

Vedendolo precipitare nel canale, Wilkye e Blunt, non badando che al proprio coraggio e senza pensare al pericolo che li attendeva, si erano slanciati innanzi colla speranza di soccorrerlo, ma dovettero arrestarsi, poichè un’altra fessura si era aperta dinanzi a loro, minacciando d’inghiottirli.

Disperati, angosciati, si misero a correre lungo la sponda, gridando.

— Peruschi!... Peruschi!...

Il loro compagno però non rispondeva: udivano invece le acque che muggivano sordamente, come si frangessero contro degli ostacoli. Pareva che sotto quella vôlta di ghiaccio scorresse un fiume impetuoso.

— Peruschi, ripetè Wilkye, che pareva impazzisse dal dolore. In nome di Dio, rispondete, o...