— Rizzate la tenda che accamperemo qui, disse a Blunt. Intanto datemi uno straccio di lana inzuppato di wisky.
— A voi, disse Blunt porgendoglielo.
Wilkye si mise a strofinare energicamente le membra assiderate di Peruschi, poi quand’ebbe riattivata la circolazione del sangue, lo avvolse in una coperta di lana riscaldata presso la macchina e quindi nelle pelli d’orso.
— Ora mandate giù una buona sorsata di wisky, diss’egli. Vi riscalderà.
— Grazie, signore, rispose il velocipedista. Ora comincio a sentirmi meglio.
— Domani potrete ripartire.
Intanto Blunt, che lavorava per due, aveva rizzata la tenda di feltro, foderata interiormente di pelli di foca, e per riscaldare l’ambiente aveva spinto il velocipede presso Peruschi, essendo la macchina ancora accesa.
— Preparate un thè bollente, disse Wilkye, poi allestirete la cena.
— Non c’è bisogno, signor Wilkye, disse Peruschi. Sotto la vôlta di ghiaccio faceva un freddo acutissimo, ma qui sto benissimo e sono più disposto a cenare che a bere del thè.
— Avete dovuto provare una tremenda emozione, sentendovi precipitare nel vuoto, mio povero amico.