— Aumentando l’età dell’uomo, scema la temperatura della pelle?

— Sì, ed è perciò che i vecchi amano più la stufa che i giovani. Basta, amici: una tazza di thè bollente e poi ripartiamo colla massima velocità, poichè il petrolio sta per finire.

La macchina era sotto pressione e pareva impaziente di ripartire. Sorseggiarono il thè per riscaldarsi, si calarono i cappucci sul viso per difendersi dall’aria freddissima che soffiava dal sud e si slanciarono attraverso alla interminabile pianura con una velocità di ventotto miglia all’ora.

Se nessun ostacolo veniva ad interrompere quella corsa, e se il petrolio non veniva a mancare, alla sera potevano rizzare le tende a breve distanza dal polo.

Disgraziatamente la provvista di petrolio spariva rapidamente. A mezzogiorno non ne rimanevano che pochi litri e la macchina diminuiva di pressione.

Furono gettati tutti nel fornello. La macchina, che aveva cominciato a rallentare, riprese la corsa sbuffando e fischiando, salendo e discendendo a precipizio gli avvallamenti del suolo e scuotendo fortemente gli esploratori, che faticavano non poco a mantenersi sui loro sedili.

Ben presto la velocità divenne vertiginosa: filavano come veri uccelli, come un treno accelerato. Tutte le parti del velocipede fremevano con un lungo tintinnio metallico e pareva che da un istante all’altro dovessero spezzarsi.

Ahimè! erano gli ultimi sforzi! Alle tre pomeridiane la celerità cominciò a rallentare; alle tre e mezza la macchina non sbuffava che stentatamente e alle quattro meno dieci minuti le ruote s’immobilizzavano in un crepaccio del campo di ghiaccio.

Per quella splendida macchina, costruita con tante cure, per quel capolavoro della meccanica, era suonata l’ultima ora. Il polo australe l’aveva vinta!.....

CAPITOLO XX. I biciclettisti.