Radunò tutti gli oggetti che non potevano trasportare ed intorno ad essi si mise ad ammucchiare dei massi di ghiaccio, che i suoi compagni tagliavano nel campo, formando una specie di piramide alta parecchi metri.
— Ecco ciò che si chiama un cairn, disse, quand’ebbe terminato. Ci sarà facile a ritrovarlo in questa pianura e nessuno toccherà la nostra riserva. In sella, amici e avanti sempre: la fortuna è con noi!.....
Salirono sulle biciclette dopo di essersi caricati delle provviste, delle tende, delle coperte e delle armi le quali potevano diventare preziose, e riforniti di viveri e della lampada ad alcool per la cucina, ripartirono verso il sud, con una velocità media di quindici miglia all’ora.
Quantunque fossero tutti e tre valenti velocipedisti, pure impacciati come erano da quelle vesti pesanti dapprima si trovarono a disagio, ma ben presto, specialmente dopo essersi riscaldate le membra, si abituarono. La pianura del resto si prestava molto a quella corsa, essendo perfettamente liscia e le ruote non scivolavano, essendo leggermente dentellate.
Dovevano però evitare con estrema prudenza le sporgenze ed i margini delle spaccature, per non correre il gravissimo pericolo di guastare le gomme, quantunque fossero vulcanizzate per poter meglio resistere ai freddi eccessivi di quella regione.
Peruschi, ch’era il più valente, apriva il passo, tenendo sulla cima della sterza la bussola per mantenere l’esatta direzione, quantunque già quell’istrumento avesse subìto una notevole variazione e non indicasse più il sud del globo, essendo situato il polo magnetico, a quanto sembra, a 70° di latitudine e 190° di longitudine, secondo Hanster, e secondo Duperrey a 70° 90″ di latitudine e 195° di longitudine.
L’intrepido velocipedista, che affrettava sempre più la marcia, additava ai compagni i crepacci e le striature del ghiaccio a margini rialzati, evitando a loro delle brusche evoluzioni, che potevano produrre dei gravi capitomboli.
Alle sette di sera avevano già guadagnato quaranta miglia verso il sud, toccando l’84° 40″ di latitudine. Wilkye, volendo risparmiare le forze dei compagni, stava per gridare a Peruschi di arrestarsi, quando vide piombare addosso al velocipedista una massa bruna, che era improvvisamente sorta dietro ad una piramide di ghiaccio L’assalto fu così repentino, che il disgraziato Peruschi stramazzò pesantemente sul campo di ghiaccio, emettendo un grido di terrore.
Quella massa oscura gli si era gettata addosso e pareva che stesse per stritolarlo.
— Peruschi!... gridò Wilkye, facendo uno sforzo disperato per accelerare la corsa.