— E non ho più voglia di dormire, signore, disse il velocipedista. Questi fremiti m’impedirebbero di chiudere gli occhi.
— Allora ripartiamo: forzando le marcie, posdomani possiamo giungere al polo.
— In sella, signore, dissero i due velocipedisti.
In pochi istanti piegarono la tenda, arrotolarono le coperte, raccolsero i viveri e ripartirono avventurandosi sul pericoloso banco che se era tornato liscio, pure subiva delle vibrazioni che nulla di buono pronosticavano.
Fortunatamente le pressioni non si ripeterono, e a mezzodì gli arditi esploratori, dopo una corsa rapidissima, giungevano a 87° 44′ di latitudine, ossia a sole centotrentasei miglia dal polo. Furono costretti a riposarsi parecchie ore, essendo affranti da quella lunga marcia. Quantunque la vicinanza del polo infondesse a loro una energia suprema, pure non si sentirono in caso di rimettersi in sella prima delle quattro pomeridiane.
Stavano per ripartire, quando scorsero parecchi stormi di volatili dirigersi verso il sud. Pareva che venissero tutti dal nord, ma erano così alti, da non poter distinguere a quale specie appartenessero.
— Laggiù vi deve essere un mare od un lago, disse Wilkye. Quale sorpresa sta per prepararci il polo australe? Che sia vero, che al di là delle barriere di ghiaccio, si estenda il mare libero? Domani, se Dio ci aiuta, spero di saperlo.
Ripartirono con una velocità di quindici miglia all’ora, volendo riposarsi al di là del 89° di latitudine, ma furono ben presto costretti a rallentarla. Il grande banco tendeva a cambiare: non era più liscio come prima, ma interrotto da solchi e da ondulazioni assai marcate, da crepacci profondi entro i quali si vedeva gorgogliare un’acqua verde-cupa od azzurro-cupa, somigliante a quella degli oceani, e qua e là si rizzavano degli ice-bergs, delle piramidi bizzarre, delle colonne, delle cupole strane che scintillavano sotto i raggi del sole.
Anche le vibrazioni del ghiaccio crescevano di momento in momento che la temperatura si abbassava, in causa del tramonto. Si udivano degli scricchiolii prolungati, dei fremiti sonori, delle lontane detonazioni e si producevano delle fessure che i velocipedisti evitavano con grande difficoltà, avvenendo improvvisamente.
— Coraggio, amici, diceva Wilkye. Stiamo per superare le ultime barriere del polo.