— Bisby non ci abbandonerà, signore.

— Lui no, ma gli altri? È già trascorso anche il tempo stabilito, e non so quanto impiegheremo a raggiungere quel punto... Questo deserto di ghiaccio, che prima affrontavo sorridendo, ora mi fa paura, e mi pare che mediti non so quale tradimento. Orsù, non scoraggiamoci e rizziamo la tenda.

S’accamparono, e demolito il cairn che era rimasto intatto come l’altro, estrassero le loro ultime ricchezze le quali consistevano in quindici chilogrammi di biscotto, in sei scatole di thè, un po’ di zucchero, dieci chilogrammi di pemmican, in due libbre di cioccolato ed in otto litri di alcool.

Mettendosi a razione ed economizzando più che era possibile, potevano tirare innanzi una ventina di giorni. Sarebbe stato bastante, quel tempo, per raggiungere la costa che si trovava lontana oltre mille miglia? Se non incontravano tanti ostacoli, potevano sperarlo, poichè malgrado il freddo aumentasse sempre, si sentivano capaci di percorrere dalle ottanta alle cento miglia al giorno.

Durante quei due giorni dedicati al riposo, nulla accadde di straordinario. Il grande banco non si mosse, sicchè poterono dormire tranquillamente e ricuperare le forze delle quali avevano tanto bisogno.

La mattina del 6 febbraio, ripartiti i viveri, riprendevano la corsa attraverso ai ghiacci, ma fra mille ostacoli che li costringevano a frequenti fermate per superare a piedi delle vere montagne di ghiaccio ed a fare giri immensi per evitare le spaccature che si moltiplicavano dinanzi a loro.

La notte del 7, poco dopo che il sole era scomparso, una luce biancastra, ma intensa, apparve improvvisamente verso il sud-ovest, illuminando l’immenso campo di ghiaccio e facendo scintillare vivamente gli ice-bergs, le piramidi, le cupole e le colonne che si rizzavano in tutte le direzioni.

Poco dopo un grand’arco irregolare, di circa 30° d’elevazione, appariva subitamente, lanciando verso il cielo dei raggi immensi che subivano strane e rapide contrazioni, ma di una tinta pallida, quasi incolore.

Era un’aurora australe. Le aurore del polo Sud non hanno lo splendore di quelle del Nord, così ricche di tinte rosse, verdi, azzurre, e non hanno nè l’intensità, nè la durata di quelle.

Sembrano baleni, poichè appariscono e scompariscono con grande rapidità. Quali sono le cause che le producono e perchè non sono eguali, mentre sorgono là dove il freddo è ugualmente intenso? La scienza si è finora trovata impotente a svelare i misteri di quei fenomeni e si è limitata a supporre che derivino da un grande accumulamento di elettricità, supposizione forse giusta, considerato che in quelle alte latitudini gli uragani sono radi e che la siccità dell’aria è estrema.