— La sventura l’avrà domato, Blunt. Temo che il suo equipaggio sia alle prese colla fame e collo scorbuto. Affrettiamoci: ci precedono di tre soli giorni e potremo facilmente raggiungerli.

Ritornarono alla lettiga ed informarono Peruschi della triste scoperta. Il bravo giovanotto s’offerse di camminare, avendo cominciato a sentirsi meglio, ma Wilkye, temendo una ricaduta, vi si oppose.

Ripartirono più rapidamente che poterono, spingendo con sovrumana energia le biciclette, salendo e discendendo parecchie catene di colline che correvano dall’est all’ovest.

Alle sette di sera, dopo una marcia di trentasei miglia, scoprivano una scure, il cui manico sporgeva dalla neve, e poco oltre un rampone ed i frammenti di una bottiglia i quali esalavano ancora un acuto odore di gin.

Il 7 un’altra lugubre scoperta: era un’altra croce, piantata di recente, poichè portava la data del 5 gennaio. Non aveva che due iniziali: K. F. Chi poteva essere il disgraziato che riposava fra i ghiacci del continente australe? Era senza dubbio un marinaio della Stella Polare, un altro che non doveva più mai rivedere la patria; un altro che era spirato fra le gelide strette del polo, forse spento dalla fame o dallo scorbuto.

Poco lontano, gli esploratori raccolsero un fucile carico, un paio di grossi guanti ed un berretto di pelo, forse appartenenti al morto.

Wilkye e Blunt fuggirono inorriditi e s’allontanarono rapidamente da quel triste luogo. Ormai ne sapevano abbastanza della catastrofe che aveva colpito la spedizione inglese; volevano raggiungere i superstiti per cercare, generosamente, di soccorrerli prima che tutti cadessero, per non più rialzarsi, sulle pianure nevose del continente australe.

Quei disgraziati che li precedevano, cercando di raggiungere la costa di Graham, non dovevano essere lontani. Quella croce era stata piantata troppo recentemente per ingannarsi.

Affrettarono la marcia, facendo sforzi prodigiosi per guadagnare più cammino. Peruschi, per sollevarli un po’, di tratto in tratto scendeva dalla lettiga, specialmente quando dovevano superare delle alture.

Il 9 marzo non erano più che a duecento miglia dalla costa, ma la spedizione inglese non era ancora stata raggiunta. Le sue tracce però si moltiplicavano; avevano trovato un’altra croce, quindi gli avanzi di una scialuppa, poi una caldaia abbandonata in fondo a un crepaccio e contenente della neve semi-sciolta.