Chi erano gli uomini che avevano cercato un riparo contro la bufera di neve sotto quelle tende? Erano Bisby ed i marinai americani od i superstiti della Stella Polare?

Wilkye e Blunt, in preda ad una viva ansietà e ad una profonda commozione, si erano messi a correre verso quelle tende. In pochi minuti giunsero presso alla prima e sollevarono un lembo, ma era vuota.

Stavano per visitare la seconda, quando un uomo, che stava sdraiato, insensibile al vento gelido del sud ed ai furori della burrasca, s’alzò, scuotendosi di dosso la neve che lo aveva quasi sepolto.

Parve ai due esploratori che si rizzasse innanzi a loro un fantasma, peggio ancora, uno scheletro vivente. Quel disgraziato, che doveva aver sofferto dolori e privazioni d’ogni specie, faceva insieme paura e pietà.

Quel disgraziato faceva paura e pietà (pag. 244).

Il suo viso ischeletrito, coperto di macchie sanguigne e biancastre, con una barba lunga ed ispida che gli dava un aspetto selvaggio, con due occhi che mandavano strani bagliori, faceva ribrezzo. Le sue vesti, che cadevano a brandelli, pareva che coprissero un vero scheletro, poichè si gonfiavano da tutte le parti sotto i soffi impetuosi della bufera.

Egli guardò Wilkye e Blunt, che si erano arrestati, con due occhi che mandavano cupi lampi; poi, appoggiando la destra ischeletrita e quasi incancrenita dalla congelazione, sul manico della scure che teneva vicina, chiese con voce rauca:

— Cosa volete voi?...