— Sì, signore.

— Accorriamo, Blunt. Forse sono i nostri compagni della costa.

— Ed io? chiese Peruschi.

— Non affaticatevi; rimanete a guardia della lettiga e della foca.

Wilkye e Blunt, malgrado i nembi di neve che li assalivano d’ogni parte, si slanciarono verso le alture che chiudevano la pianura dal nord-ovest, e in quindici minuti giunsero sulla cima.

— Un accampamento! esclamò Blunt.

— Oh Dio!... Accorriamo, disse Wilkye.

CAPITOLO XXVI. La catastrofe della «Stella Polare».

A cinquecento passi dalle alture, presso una profonda spaccatura del suolo che si prolungava verso l’ovest, si rizzavano quattro tende, che la bufera di neve aveva ormai semi-strappate e piegate verso terra.

A breve distanza si scorgeva una scialuppa rovesciata, colla chiglia in aria, una slitta ed alcuni fucili che parevano fossero stati abbandonati all’aperto. Nessuna voce usciva dalle tende, ma da una sfuggiva, ad intervalli, del fumo nero e acre, che pareva prodotto dalla combustione di materie grasse.