Il capitano Bak voleva spingersi, senza perder tempo, verso la costa di Graham per raggiungere la vostra capanna, ma il signor Linderman fu inflessibile. Ormai vi considerava come nemici e voleva marciare alla scoperta del polo.
Per trentasei giorni ci trascinò attraverso il continente, ma i viveri sparivano rapidamente, le difficoltà crescevano ad ogni istante e lo scorbuto aveva fatto la sua comparsa.
Ci ribellammo e costringemmo l’armatore a piegare verso la costa per guadagnare la vostra capanna. Da quel giorno il signor Linderman non fu più l’uomo di prima. Una fissazione costante lo perseguitava: la tema della sconfitta e del vostro trionfo. Era diventato tetro e di tratto in tratto lo assalivano delle collere tremende, durante le quali ci minacciava colle armi in mano. La sua ragione si smarrì e un giorno ci accorgemmo che era diventato veramente pazzo!
Un “ice-berg„ cadeva sulla goletta... (pag 250).
Intanto la nostra situazione si aggravava. Lo scorbuto infieriva, i viveri scarseggiavano, le nostre forze s’indebolivano, il fuoco mancava avendo consumato la nostra scarsa provvigione d’alcool.
L’inverno non tardò a sorprenderci coi suoi tremendi geli e colle sue bufere di neve. Quali sofferenze, signor Wilkye; quali sofferenze! Ogni giorno un uomo cadeva per non più rialzarsi e lo seppellivamo nella neve.
Cadde così il capitano Bak, ucciso dallo scorbuto, caddero i due ufficiali, poi il mastro, poi gli altri tutti ed ora... sono due giorni, signor Wilkye, che nulla mettiamo sotto i denti. Senza il vostro soccorso, nessun di noi avrebbe lasciato questo campo e qui sarebbero finiti gli ultimi superstiti della spedizione inglese.
— Disgraziati! esclamò Wilkye, che era vivamente commosso.