Infatti i due velocipedisti ritornavano trascinando l’anfibio, che non erano riusciti a caricare sulle biciclette, tanto era grosso.
I marinai, facendo uno sforzo disperato corsero in loro aiuto e trasportarono la selvaggina all’accampamento. Fu fatta subito a pezzi, mentre i velocipedisti accendevano la lampada mettendo a bollire gli ultimi avanzi della loro provvista di pemmican e l’ultimo pezzo di carne salata che ancora possedevano.
Ognuno può immaginarsi con quale avidità, i superstiti della Stella Polare, che da due giorni digiunavano, assalirono quei viveri. In un batter d’occhio sparvero, e i due velocipedisti si videro costretti a far cucinare il sangue della foca, il cuore ed il cervello per saziare la fame orribile che travagliava lo stomaco di quei miseri.
Linderman non fu dimenticato, ma Wilkye ed i suoi compagni dovettero ricorrere alla violenza per fargli inghiottire la sua razione. Il povero armatore si ostinava a trattarli come nemici ed aveva rifiutato recisamente quei soccorsi, malgrado le preghiere del suo rivale.
Quell’abbondante e sostanzioso pasto rianimò le forze esauste dell’equipaggio inglese e la sua energia. Malgrado che la sua situazione fosse ben di poco cangiata, ormai cominciava a sperare di poter in breve raggiungere la costa.
Alla sera, continuando a imperversare l’uragano, Wilkye fece radunare le tende ed accendere, entro una pentola di ferro, un gran fuoco con stracci inzuppati nell’olio della foca, con grasso e con alcuni pezzi di legno strappati alla scialuppa.
Forse quella fu la prima notte di calma passata dall’equipaggio inglese, dopo tante sofferenze patite, tante veglie e tanto freddo!
All’indomani Wilkye radunò tutti a consiglio; bisognava prendere una deliberazione urgente, prima che le bufere di neve li immobilizzassero fra quegli sterminati campi di ghiaccio.
Si trattava di decidere se dovevasi piegare subito verso la costa presso la quale potevano sperare di abbattere delle foche o degli uccelli marini, o se conveniva risalire verso il nord-ovest per raggiungere, con una rapida marcia, la capanna.
Il mare non doveva essere lontano che centocinquanta o centosessanta miglia, ma la capanna almeno duecentocinquanta, essendo situata più al nord.