— Come!... Lo so io forse?... So però che muoio di fame, che sono coperto di ghiaccio, che la mia pelle di bisonte non mi serve più a nulla, che mi pare di essere ubbriaco e che sono in uno stato miserando: guardate!...
Il disgraziato non mentiva: dov’era Bisby, il futuro presidente della società degli uomini grassi di Chicago?... In quale stato era ridotto quell’uomo, che tre mesi prima era grosso come un elefante marino!...
Era scemato della metà, sparuto, smunto, col volto coperto di echimosi, con un occhio ammaccato che ancora sanguinava, colle vesti indurite dal gelo, colle uose sfondate, colle vesti strappate. Aveva in testa il suo cilindro, ma ormai ridotto in uno stato compassionevole, coperto d’uno strato di ghiaccio e indosso la sua famosa pelle di bisonte pure incrostata di neve gelata, ma in tal modo che non si ripiegava più.
— In quale stato vi ritrovo, Bisby! esclamò Wilkye. Ma chi v’ha conciato in tal modo?
— Chi?... Chi?... I vostri marinai, rispose il negoziante.
Erano diventati idrofobi, io voleva metterli a dovere, ma mi hanno assalito tutti insieme, percosso e poi scaraventato fuori dalla capanna. Qualcuno credo d’averlo storpiato perchè mi difesi perfino a calci, ma erano troppi, amico mio, ed ho avuto la peggio.
— Ma cos’è accaduto?... Cosa avete fatto, disgraziato?...
— Io!... Nulla, ve lo assicuro, fuorchè di mangiare. Oh! diavolo?... Forse che non era venuto qui per ingrassare?..... Ho mangiato fin che ho potuto, ma un bel giorno, anzi un brutto giorno, i vostri marinai s’accorsero che i viveri erano molto scemati e mi negarono gli alimenti. Gl’ingrati! Dopo tante cene deliziose che divoravano coscienziosamente!...