Venti minuti dopo Wilkye ed i suoi compagni giungevano a bordo della baleniera l’Hudson, del dipartimento marittimo di Norfolk. Il capitano Klemer, un buon bostoniano, proprietario della nave, fece la più ospitale accoglienza agli intrepidi suoi compatrioti ed ai superstiti della spedizione inglese.

Informato che il secondo drappello si trovava ancora sul continente ed in critiche condizioni, organizzò tosto una spedizione di soccorso composta di otto marinai muniti di viveri, di una piccola farmacia, di parecchie bottiglie di succo di limone e di vino generoso pei colpiti dallo scorbuto.

Wilkye e Blunt si misero alla testa del drappello ed il giorno dopo incontravano Peruschi, Linderman ed i marinai inglesi. Quei soccorsi giungevano a tempo, poichè quei disgraziati erano già alle prese colla fame.

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Due giorni dopo l’Hudson, che aveva terminata la campagna di pesca e che aveva completato il suo carico d’olio di balena e di elefanti marini, filava a tutto vapore verso il nord, portando con sè gli avanzi della spedizione anglo-americana.

Il 16 aprile gettava l’ancora a Norfolk, all’imboccatura del profondo golfo di Chesapeak ed il giorno seguente Wilkye, Bisby, Peruschi, Blunt, Linderman ed i marinai inglesi s’imbarcavano su di un battello costiero e scendevano a Baltimòra.

Il loro ritorno fu un avvenimento. I membri della Società geografica e le Autorità, già avvertite telegraficamente, li attendevano sul quai e li condussero trionfalmente alla sede sociale, dove era stato allestito un banchetto per solennizzare la scoperta del polo Australe.

Wilkye dovette narrare a sazietà le avventure, le fatiche, i patimenti sofferti in quelle lontane regioni delle nevi e dei ghiacci; Bisby invece si accontentò di mangiare a crepapelle per sei ore continue, sperando di fare ancora una discreta figura fra i membri della Società degli uomini grassi di Chicago.

Il Governo dell’Unione Americana, orgoglioso per la grande scoperta, non dimenticò gli eroi della spedizione polare, e decretava a Wilkye ed ai suoi audaci compagni, onori, ed una lauta pensione annua.

Wilkye, che al par di tutti gli esploratori polari, sembra invaso dalla nostalgia dei ghiacci, sta ora maturando una grande spedizione nei mari Artici per tentare anche la scoperta del polo boreale. Vi riuscirà? Lo sapremo forse un giorno.