— Voi!... esclamò Wilkye, al colmo dello stupore. Ma dunque non ci avevate abbandonati?
— No, signore. Avrete potuto supporlo, ma non crederci capaci d’un simile tradimento. I viveri stavano per mancare in causa della eccessiva prodigalità del signor Bisby...
— Mariuoli! esclamò il negoziante. — A udir loro, ho mangiato tutto io!...
— Ci siamo imbarcati prima che mancassero del tutto sperando d’incontrare qualche nave baleniera che venisse in vostro soccorso. Avremo forse commessa una cattiva azione abbandonando il signor Bisby; ma col suo formidabile appetito ci avrebbe consumate le poche provviste in quattro giorni.
— Quella nave dunque è?... — chiese Wilkye.
— Una baleniera americana montata da nostri compatriotti.
— Grazie, amici; ci salvate da una tremenda catastrofe.
— Signor Bisby, dissero i marinai, — non ci serberete rancore per la nostra mala azione?
— Ma che!... esclamò il negoziante. — Qui, sul mio cuore, miei bravi marinai, ma a condizione di pregare il cuciniere di bordo d’allestire un pranzetto per trenta persone. Che diavolo!... Ho ben diritto d’ingrassarmi un po’, ora che sono diventato magro come un’aringa affumicata.
— A bordo, disse Wilkye. — Bisogna inviare soccorsi al secondo drappello.