— Troppa fretta, signor Linderman.

— Eh!... Pretendereste voi che gli Americani debbano riuscire in tutto?... E chi credete che siano gl’Inglesi?... Degli uomini di carta-pesta forse?... I miei compatriotti navigavano già nei mari polari, quando in Europa non si sapeva ancora che esistesse un’America.

— Colpa dei vostri grandi navigatori che non l’hanno scoperta prima, questa America che dà tanta ombra, al vostro paese, rispose con accento acre il signor Wilkye. Ci voleva un italiano, un Cristoforo Colombo, per far sapere ai vostri navigatori che esisteva un altro continente!

— Basta!... M’avete seccato abbastanza.

— To’!... Un flemmatico inglese che prende fuoco come un zolfanello! Avete mai veduto una cosa simile, signori miei?...

Un allegro scroscio di risa echeggiò intorno ai due litiganti. Il signor Linderman s’alzò rosso come una peonia di China e lasciò cadere, sul tavolo che gli stava dinanzi, un pugno così formidabile, da far traballare le tazze ricolme o semi-piene di birra, che vi stavano sopra.

— Calmatevi, signor Linderman, disse una voce. Volete diventare idrofobo?

— E vi prego di non rovesciare le nostre tazze, disse un’altra. Che diavolo!... Metterete in subbuglio tutto il club!....

Un secondo scroscio di risa, più fragoroso e più allegro di prima, echeggiò intorno al tavolo dinanzi al quale stavano sedute otto o dieci persone, fumando nelle pipe monumentali o dei puros o dei veri londres.

— Volete farmi scoppiare? gridò il signor Linderman.