— C’è del tempo! esclamò il signor Wilkye. Un inglese non scoppia così presto!...

— Se continuate ancora, vi dico che salto in aria come una caldaia caricata a quaranta atmosfere.

— Non avete raggiunta la pressione necessaria, disse uno dei bevitori.

— Ma, infine, si può sapere il motivo di tutto questo chiasso? chiese un pezzo d’uomo, grasso come un bove, con una folta barba rossa tagliata a becco, e che allo aspetto sembrava qualche negoziante. Come è vero che sono un onorevole membro della società degli uomini grassi di Chicago, non ho capito ancora niente.

— Cosa volete saper voi di spedizioni polari, Bisby? disse il signor Linderman, bruscamente.

— È vero che io non mi occupo che del prezzo dello carni salate, rispose l’uomo mastodontico, ma giacchè siedo fra voi, onorevoli membri della società geografica, voglio che mi illuminiate.

— È vero, dissero parecchio voci. Nemmeno noi sappiamo su che cosa voi discutete.

— Dell’infelice fine fatta dalla spedizione dell’inglese...

— Scozzese, rettificò il signor Linderman.

— È tutt’uno per noi. Dunque vi dicevo che si discuteva sul naufragio della spedizione di sir Beniamino Leigh Smith.