— Ma chi produce quel prezioso concime?
— Vedete volare laggiù, presso quelle isole, quegli stormi di uccelli? Sono sarcillos, piqueros, gaviotas, alcatraces, paiaros ninos, patillos, ecc., e sono loro che depongono il guano.
— Non vi comprendo bene, Wilkye. Ho la testa un po’ dura io.
— Mi spiegherò meglio. Quei milioni di uccelli, che appartengono alla specie marina, pescano, si rimpinzano di pesci, poi tornano sulle isole e cominciano una lenta e laboriosa digestione, poichè vi sono alcuni che sono così ghiotti, che non si possono muovere per lunghe ore e altri che sono costretti a rigettare dei pesci interi.
Formano in tal modo degli strati di sterco, i quali, cogli anni si alzano gradatamente e si fossilizzano. Non piovendo quasi mai in queste regioni australi, quegli escrementi si condensano e si comprimono, senza che ne vada perduta una sola particella.
In tal modo a poco a poco si formano dei veri huaneras, cioè delle cave di guano. Basta solo che gli uomini vadano a lavorarle.
— Cosa facile, poichè suppongo che quegli escrementi non siano molto resistenti.
— È vero, ma l’estrazione è difficile, Bisby. Fra quei depositi, allorchè sono lavorati, s’innalzano una polvere gialla e salina e tali esalazioni ammoniacali da asfissiare. Non vi sono che i chinesi ed i negri che s’addattino a tale lavoro e sono costretti a scavare il guano di notte, poichè la polvere sospesa in aria ed il riverbero del suolo, di giorno rendono la temperatura insopportabile.
— Sono grandi quei depositi, Wilkye?
— Alle Chincha s’innalzano sovente per trenta e più metri.