Questa discussione, che minacciava di diventare molto acre fra il signor Linderman e il signor Wilkye, aveva luogo in uno dei locali della sezione della Società geografica americana di Baltimòra, la sera del 26 ottobre dell’anno 1892.

Questa sezione, che contava fra i suoi membri i più ricchi yankees della città, armatori, geografi, esploratori, negozianti che si piccavano di occuparsi di scoperte geografiche, quantunque ignorassero l’esistenza di qualche continente, ogni sera era popolatissima, essendo in quel tempo assai fiorente.

Non crediate però, che in quelle sale, quei bravi americani si limitassero a discutere di geografia e di esplorazioni. Oibò!... Affaristi per eccellenza e grandi bevitori come sono in generale tutti gli abitanti degli Stati dell’Unione, s’occupavano molto dei loro affari, e fra una discussione e l’altra, fra la scoperta di un nuovo fiume, o di un’isola, o di un nuovo popolo di selvaggi, o fra qualche comunicazione della presidenza, parlavano dei prezzi degli zuccheri, dei caffè, delle carni salate, del pesce secco o dei porci di Chicago e bevevano come otri, alternando birra e bicchieri di wisky e di grogs.

Però dobbiamo dire, che fra quei numerosi membri contavansi delle persone di valore, dei distinti geografi che s’occupavano con vera passione delle scoperte e dei valenti esploratori che avevano già intrapreso dei lunghi viaggi su tutti e cinque i continenti. Fra questi primeggiavano soprattutto i signori Wilkye e Linderman, due fieri antagonisti che mai si trovavano d’accordo sullo stesso terreno, pel semplice motivo che uno era americano e l’altro inglese.

Il signor Wilkye, un yankee puro sangue, malgrado non contasse in quel tempo che trentadue anni, era già noto negli Stati dell’Unione. Figlio di un ricco costruttore di velocipedi, morto più volte milionario, aveva già intrapresi lunghi viaggi e compiute assai ardite esplorazioni sulle coste della Groenlandia, spingendosi fino allo stretto di Smith, sulle spiaggie della Terra della Regina e della baia di Baffin, perdendo la nave che aveva armato a proprie spese, rimasta prigioniera fra i ghiacci dopo due svernamenti.

Oltre a ciò, professava un vero culto pel velocipedismo, ed aveva fama di essere uno dei più resistenti campioni. Aveva già fondato parecchi Club e di molti era il presidente.

Il secondo invece, era un ricchissimo armatore, proprietario di una trentina di navi a vela ed a vapore e di un grandioso cantiere, ed era pure noto pei suoi numerosi viaggi intrapresi in tutte le regioni del globo e particolarmente nei mari australi del circolo polare.

Bei tipi entrambi però, audaci, risoluti, decisi a tutto. Erano tutti e due di statura atletica, con membra poderose, muscoli di ferro, abituati ai più duri esercizii del corpo; erano diversi soltanto nelle tinte. Mentre l’americano aveva i capelli e la barba nera e la pelle bruna, che tradivano un incrocio di razze nordiche colle meridionali, l’altro invece aveva i capelli e la barba rossa e la pelle rosea come un anglo-sassone.

Riprendiamo ora il filo della nostra veridica istoria.

Il signor Wilkye, dopo d’aver vuotata la sua tazza di birra per umettarsi la gola, disse: