— Questa spedizione inglese, così miseramente naufragata.....

— Tagliate corto, lo interruppe Linderman.

— Adagio, caro signore, disse l’americano. Il signor Bisby deve essere illuminato.

— Grazie amico, disse il negoziante di carni salate.

— Questa spedizione adunque, era stata organizzata da Leight Smith, un uomo che aveva già conoscenza dei mari polari. Era partita da Peterhead il 14 giugno dello scorso anno, diretta al polo, portando provviste per quattordici mesi.

Componevasi di Smith, d’un capitano, d’un chirurgo e di ventidue marinai. Il 23 luglio l’Eira, tale era il nome della nave, giungeva alla terra Francesco Giuseppe, ma colà si vide la strada chiusa dai ghiacci.

La spedizione ritornò, sperando di trovare un altro passaggio, ma presso le isole Bell la nave veniva imprigionata dai campi di ghiaccio.

Il 7 agosto riusciva ad aprirsi un varco ed a ripartire, ma otto giorni dopo veniva rinchiusa dai ghiacci presso il capo Flora, ed il 21 affondava sotto la pressione dei banchi.

L’equipaggio s’accampò a terra, passò l’inverno vivendo di carni d’orsi bianchi e di morse e il 22 giugno di questo anno s’imbarcava nei canotti che aveva salvato, cercando di guadagnare le coste della Russia settentrionale.

Dopo sei settimane impiegate ad attraversare un immenso campo di ghiaccio, giungeva al mare libero ed approdava alla Nuova Zembla. Ora il telegrafo annunziò che la spedizione è stata raccolta nello stretto di Matotkine dallo steamer Hope comandato da sir Allen Young, che era stato mandato in cerca dell’Eira dal governo inglese. Ecco il motivo della nostra discussione.