Qualche volta invece volteggiavano in alto degli stormi immensi di grosse procellarie, di berte e anche di quando in quando passava, rasentando gli alberi della goletta, qualche diomedea fuliginosa, grossissimi volatili, chiamati giustamente avoltoi dell’oceano, voracissimi e dotati d’un volo potente, possedendo delle ali che misurano, quando sono spiegate, circa quattro metri di larghezza.

A mezzodì, mentre la Stella Polare rallentava la corsa per tema di urtare improvvisamente contro qualche grande banco di ghiaccio, l’elice cessò improvvisamente le sue evoluzioni. Già da qualche minuto pareva che girasse con difficoltà, imprimendo alla nave delle strane scosse, ora rallentando ed ora accelerando le battute.

— Abbiamo urtato? chiese Linderman che si trovava in coperta.

— È impossibile, signore, rispose il capitano Bak, curvandosi sul bordo.

In quel momento il capo-macchinista apparve sul ponte.

— Signore, disse, volgendosi verso il capitano. L’elice non funziona più.

— Lo vedo, rispose il comandante. Che sia avvenuto un guasto?

— No, rispose una voce a prua. L’elica è stata legata.

— Legata!... esclamarono Linderman e il capitano.

— Sì, signori, disse Wilkye, facendosi innanzi. Noi passiamo sopra una grande piantagione di kelp.