Esse sono sorrette da piccolissime vesciche aeree e in mezzo a quel caos di nastri giganteschi brulica una quantità di animaletti, come l’uraster, che è di un bel giallo aranciato, l’acanthocyclus gai, che è un crostaceo, il lophyrus granosus e il comholepas oblungus, che sono molluschi e soprattutto dei veri banchi di clios australi, molluschi lunghi tre centimetri, che sono avidamente ricercati dai cetacei; anzi costituiscono la così detta zuppa delle balene.
Si dice che il kelp circondi tutto il continente australe, racchiudendolo entro un immenso cerchio.
La Stella Polare però passava facilmente sopra quella grande prateria marina. Se l’elica non poteva più funzionare, il vento la spingeva con rapidità verso il Sud, gonfiando le rande e le contro-rande.
Pel momento non era il caso di liberare l’elica, poichè quei lunghi vegetali non avrebbero tardato ad imprigionarla ancora.
Tutto il giorno la goletta navigò sul kelp, ma verso le otto di sera, nel momento che il nebbione si alzava, e che il sole cominciava ad apparire indorando le cupe acque dell’oceano Antartico, le alghe quasi improvvisamente scomparvero.
Tosto furono ammainate le vele, la gran scialuppa fu calata in mare e sei uomini andarono a sbarazzare l’elica. Non fu però una operazione facile, poichè le alghe si erano attortigliate alle pale in siffatto modo, da richiedere una lunga operazione prima di reciderle.
Alle nove però, la Stella Polare si rimetteva in marcia a tutto vapore.
Quasi nel medesimo istante compariva in coperta Bisby. Aveva dormito una dozzina di ore dopo d’aver bevuto una bottiglia di vino caldo e pareva completamente rimesso da quella brutta avventura che per poco non gli era costata la vita.
Si era infagottato in vesti di pelle di foca, si era avvolto maestosamente nella sua famosa pelle di bisonte che gli dava un aspetto di capo indiano e si era messo in testa un cilindro nuovissimo, avendo perduto l’altro nel brutto capitombolo.
La sua prima domanda, appena mise piede in coperta, fu questa: