Si vedevano pure, guizzare fra le acque, anche numerose murene, le quali in quei mari raggiungono delle dimensioni notevoli, e lasciarsi dolcemente cullare moltissime meduse, stravaganti molluschi, somiglianti a borse rivolte in basso e munite di tentacoli. Alcune erano grandissime e Cornelio ne scoprì una che doveva pesare una ventina e più di chilogrammi.

— Non ne ho mai veduta una di così grande, disse il giovanotto. Ha la dimensione di un ombrello.

— Ve ne sono anche di maggiori, disse il capitano e che di notte splendono come se nella loro borsa contenessero una vera lampada elettrica.

— Sono gelatinose, quelle meduse? chiese Hans.

— Estremamente gelatinose, tanto che non si possono conservarle. In acqua tu le vedi così belle e gonfie, ma se tu le prendi ti rimane in mano una specie di straccio incolore. Una medusa che in acqua pesa dieci chilogrammi, fuori dal suo elemento non pesa più di cinquanta grammi.

— E tu dici, zio, che si sono vedute di quelle grandi assai? chiese Cornelio.

— Di quelle colossali. Quarant’anni fa, nei pressi di Bombay, il flusso spinse sulla spiaggia una medusa che pesava due tonnellate ed era così fosforescente, che dapprima fu creduta un pezzo di cometa.

Si dice che il suo splendore era tale, che anche dopo morta, per parecchie notti illuminò la spiaggia a grande distanza.

— Se era così gigantesca, doveva avere dei tentacoli lunghissimi.

— Misuravano trenta metri ciascuno.