— E non troveremo qualche tribù ostile a terra?

— La Nuova Guinea è grande, Cornelio, e la sua popolazione è scarsa e quindi le tribù non si trovano dappertutto. Guadagnano, Horn?

— Non mi pare, rispose il marinaio, che non perdeva di vista le piroghe. Arrancano disperatamente, ma la distanza non scema, per ora.

— Attenti alle vele, voi, e lasciate a me la cura di dirigere la scialuppa.

I papuasi, che miravano a raggiungere i fuggiaschi per farli prigionieri o forse per saccheggiarli, facevano sforzi disperati per guadagnar via. Si vedevano i remi agitarsi rapidamente per aiutare le vele, e far spruzzare l’acqua assai alta, ma non s’avvicinavano che assai lentamente, filando la scialuppa otto e forse nove nodi all’ora.

Di tratto in tratto si udivano le loro grida, che il vento portava agli orecchi dei naufraghi e parevano intimazioni di arrestarsi, ma pel momento nessuno si occupava delle loro minaccie.

I monti della grande isola diventavano di minuto in minuto più distinti e anche la costa cominciava a delinearsi confusamente verso il nord, estendendosi dall’est all’ovest.

Alle nove del mattino la scialuppa non era che a venticinque miglia, ma il vento, che fino allora s’era mantenuto molto fresco, accennava a scemare.

Il capitano e Wan-Horn cominciavano a diventare inquieti, perchè se il vento veniva a mancare, non potevano gareggiare colle piroghe, che avevano un equipaggio quattro volte più numeroso ed abituato fino dall’infanzia alla manovra del remo.

Una piroga era già assai innanzi e non distava che quattro miglia. L’altra invece, che doveva essere una cattiva veliera, era rimasta molto più indietro, ma continuava vigorosamente la caccia.