Ben presto il primo, che non aveva impiegato un mezzo minuto, ricomparve a galla. La sua rete, piena da scoppiare, venne tosto afferrata dal vecchio Wan-Horn, il quale la rovesciò nel fondo della scialuppa, facendo uscire una decina di olutarie.

— Che molluschi sono? chiesero Hans e Cornelio, che si erano curvati per meglio osservarli.

— I trepang, disse il capitano, e dei migliori, ragazzi miei.

— Sembrano cilindri rugosi, disse Cornelio.

— Ma con dei tentacoli, disse Hans.

Il capitano prese uno di quei molluschi e lo fece vedere ai nipoti. Quello strano abitante del mare, rassomigliava infatti ad un cilindro, munito ad una estremità d’un circolo di tentacoli piumosi, ma senza testa, senza occhi, e con un buco che doveva essere certamente la bocca.

Misurava dai dodici ai quindici pollici da una estremità all’altra e la sua pelle, che pareva assai resistente, mostrava lungo il corpo delle cavità molto singolari, ma che ora apparivano ed ora scomparivano.

— È una olutaria bankolungan, diss’egli. È una specie assai pregiata e che si paga cara dai chinesi.

— Ma come sono conformati questi molluschi? Io non vedo nè testa, nè occhi.

— Non hanno nè l’una, nè gli altri, Cornelio, disse il capitano; anzi, sono perfino sprovvisti di organi per l’odorato e per l’udito. Il loro corpo è un vero sacco fornito di muscoli robustissimi, duri, resistenti, che pare non abbia che una sola occupazione: quella di divorare sempre.