Questi però, malgrado fossero terrorizzati, non erano rimasti inoperosi. Scaricate le armi sui più vicini, avevano afferrate le scuri, i ramponi e perfino i remi e si difendevano con sovrumana energia, picchiando furiosamente sui crani e sulle mascelle, spezzando i denti o lacerando le gole di quei mostri.

Fortunatamente la scialuppa era alta di bordo ed i coccodrilli non potevano superarla e rovesciarsi nell’interno, ma cercavano di riuscirvi colle code o di sfasciarla tentando di azzannarla. Wan-Horn e il capitano, armati di scure, non li lasciavano avvicinarsi troppo, e ogni testa che appariva sui bordi ricadeva fracassata, mentre Hans e Cornelio, ritti sui banchi, avevano riprese le armi, scaricandole in quelle enormi gole.

Quella difesa accanita, quelle detonazioni, quei lampi, quelle grida parvero sconcertare gli assalitori, i quali si decisero a retrocedere verso i margini del banco, ma senza abbandonarlo però.

Cinque di loro giacevano distesi sulla sabbia e altri tre, feriti gravemente, fors’anche mortalmente, si dibattevano in preda a spaventevoli convulsioni.

I naufraghi, ripresi i fucili, avevano ricominciato il fuoco. Incoraggiati dal primo successo, cercavano ora di respingere nel fiume i sauriani, i quali, invece, parevano più propensi a rinnovare l’assalto.

— Non perdete colpo, disse il capitano. Se possiamo resistere ancora dieci minuti, la scialuppa lascerà il banco.

— È già tutto coperto, disse Cornelio. La marea monta rapidamente.

— Ma quei coccodrilli non si decidono ad andarsene, disse Wan-Horn. Ecco un altro che torna all’assalto.

— A voi, ragazzi! gridò il capitano.

Due spari echeggiarono formando quasi una sola detonazione. Il sauriano fece uno scarto che lo portò sull’orlo del banco, poi rotolò nel fiume scomparendo sott’acqua.