Più sopra, a quattordici metri d’altezza, ne costruiscono un secondo assai più vasto, più sporgente del primo e anche più solido, dovendo reggere gli abitanti della casa.

Sopra questo elevano l’abitazione, colle pareti di bambù e di stuoie ed un tetto a due pioventi, coperto da larghe foglie, le quali bastano per impedire i filtramenti delle scarse pioggie che cadono in quelle regioni.

Per evitare che i nemici possano sorprenderli nel sonno si servono di due o tre pertiche per salire, fornite di tacche ad una certa distanza. Appoggiano sulla seconda piattaforma, ma non sono fisse, poichè alla sera si ritirano, e terminano su di un piccolo pianerottolo situato a sei metri da terra e sul quale si giunge servendosi di altre pertiche pure mobili.

Quando le famiglie papù si trovano nella loro capanna aerea, possono sfidare le fiere e anche i nemici, poichè senza quelle pertiche non si può salire lassù. Se alcuni volessero tentare l’ascensione, sarebbero costretti ad appoggiare nuove pertiche, ma il solo urto basterebbe per far oscillare l’intera costruzione e mettere in allarme gli abitanti.

Il capitano, che aveva veduto ben altre di quelle capanne, girò attorno ai bambù di sostegno e trovò due pertiche che mettevano sul pianerottolo, e più sopra ne vide altre due che s’appoggiavano alla piattaforma superiore.

— Quest’abitazione è stata abbandonata, disse.

— Che i proprietari siano stati uccisi? chiese Cornelio.

— Può essere; i papù della costa e quelli dell’interno si odiano ferocemente e si distruggono a vicenda con guerre sanguinosissime; però aggiungerò che i papù emigrano sovente.

— Approfittiamo dell’assenza dei proprietari e occupiamo questa bizzarra abitazione.

Stava per issarsi sulle pertiche, quando il capitano lo arrestò.