— Oh! esclamò il capitano.

Si rizzò rapidamente e la staccò.

— Una freccia, disse, prendendola con precauzione. È stata lanciata da una cerbottana, non m’inganno.

Quella freccia era lunga venti centimetri; era un leggiero cannello di bambù spinoso, aguzzato da una parte e fornito dall’altra d’un piccolo fiocco di cotone e da un tappo di midolla vegetale.

— È avvelenata? chiese Cornelio.

— Certo, e vi ordino di ritirarvi nella capanna, perchè a chi tocca una ferita è uomo morto. L’upas è un veleno che non perdona.

— Che l’abbiano lanciata i pirati?

— Senza dubbio, Cornelio; affrettiamoci a metterci al sicuro.

Abbandonarono la piattaforma e si ritirarono nella capanna nel medesimo istante che una seconda freccia, partita da un cespuglio, sibilava attraverso ai bambù, piantandosi sul tetto.

CAPO XVII. Fra le freccie ed il fuoco