— E voi, capitano?

— La mia pipa.

— E noi abbiamo le tasche vuote, dissero Hans ed il chinese.

— Non c’è pericolo di fare una indigestione, disse il marinaio, il quale però non perdeva il suo buon umore.

Si divisero fraternamente i cinque biscotti, che in pochi bocconi fecero sparire, poi si stesero sui graticci e s’addormentarono sotto la guardia del marinaio, avendo passata l’intera notte in continui allarmi.

La giornata lentamente trascorse senza che i pirati tentassero un nuovo assalto; non avevano però abbandonato il bosco, poichè di quando in quando lanciavano qualche freccia. Quando calarono le tenebre i poveri assediati erano già alle prese colla fame e sopratutto colla sete. Dal mattino non avevano messo sotto i denti che quei pochi biscotti e dalla sera precedente non avevano ingoiato un sorso d’acqua. Nessuno però si era lamentato, e perfino Hans che era il più giovine di tutti aveva resistito eroicamente, quantunque avesse la gola arida e la lingua ingrossata. La brezza della notte recò qualche sollievo ai poveri assetati, ma era ben poca cosa, e se quell’assedio non cessava non avrebbero potuto sopportare un digiuno di altre ventiquattro ore.

— Bisogna tentare qualche cosa, disse il capitano con voce risoluta. Hans non può sopportare simili privazioni.

— Non mi lamento, zio, rispose il giovane. Se resistete voi, terrò duro anch’io.