Non mancavano nemmeno i pombo, aranci colossali, grossi come la testa di un fanciullo, prodotti dal citrus decumanus, chiamato dai malesi bua kadangsa, ottimi a mangiarsi.

Calmata la fame, rassicurati dal silenzio profondo che regnava sotto quella gigantesca foresta e sulle rive del fiumicello, si sdraiarono in mezzo ad una folta macchia di cespugli e s’addormentarono tranquillamente, in attesa del sole. Il loro sonno non fu turbato da alcun avvenimento. Le grida d’una banda di pappagalluzzi che aveva preso dimora fra i rami d’un gigantesco tek li svegliò ai primi albori.

— Erano molte notti che non dormivo così bene, disse Cornelio, che si stirava le membra. Era tempo che i pirati ci concedessero un po’ di riposo.

— Si ode nulla? chiese il capitano.

— Non odo che gli uccelli a chiacchierare, zio. Pare che il combattimento sia finito.

— Avessero almeno avuto la peggio i pirati, disse Wan-Horn. Ci lascerebbero tranquilli per sempre.

— Lo sapremo presto, vecchio mio.

— Contate di riguadagnare il fiume, signor Stael?

— Sì, Horn: sono inquieto per la nostra scialuppa.

— Però ci lascerete prima far colazione. Il mio stomaco è vuoto e non può accontentarsi di sole frutta.