La prudenza li consigliava ad allontanarsi, per tema di veder ricomparire in quei luoghi od i pirati che potevano essere stati solamente respinti, od i loro nemici che potevano abitare in quei dintorni.
Ripresero la loro testuggine che non volevano abbandonare e si rimisero in marcia attraverso alla foresta, dirigendosi verso l’ovest. Il marinaio, che possedeva una piccola bussola, li guidava senza tema di errare, quantunque quelle foreste fossero assai fitte e non permettessero di mantenere una via retta.
Hans e Cornelio, pur strisciando fra quelle migliaia di piante che diventavano sempre più fitte e più intricate, nella loro qualità di cacciatori stavano attenti per non lasciar sfuggire qualche capo di selvaggina che poteva da un istante all’altro alzarsi fra i cespugli; ma non si vedevano che uccelli, ma quali splendidi volatili!... Ora apparivano stormi di superbe colombe coronate, ora delle coppie di epimachus magnificus, uccelli di taglia elegantissima, colle penne nero-vellutate sul dorso, la gola ed il petto azzurro-cupo con riflessi verdastri, la coda lunga, adorna di barbe sottili che sembrano peli, o di epimachus albus, bizzarri volatili grossi come i nostri piccioni, colle penne d’una bianchezza abbagliante nella parte posteriore del corpo, e nerissime, a riflessi verdastri, nella parte anteriore e forniti d’una coda stravagante, composta di sei o sette pungiglioni arricciati, o delle bande di promerops superbi, neri di penne, con una coda lunga e voluminosa ed un grosso ciuffo di penne arricciate sul capo, senza poi contare gli stormi numerosi di pappagalli chiassosi e dalle penne smaglianti.
Pareva invece che i quadrupedi mancassero in quella regione, poichè non si scorgevano nè porci selvatici, nè babirussi che sono pur tanto abbondanti in certe regioni di quella grande isola.
Verso le tre, mentre attraversavano una piccola pianura, i tre naufraghi fecero una scoperta singolare. Era un albero, un fico pisocarpa, il quale invece di portare sui rami delle frutta, era coperto di strani uccellacci, forniti di un pelame color marrone ma con riflessi rosso-giallastri, grandi come polli e che stavano appesi per le gambe, tenendo il capo in giù. Ve n’era almeno duecento e parevano addormentati, tenendosi strettamente avviticchiati nelle loro ali membranose.
— Cosa sono? chiesero Hans e Cornelio, stupiti.
— Pteropus eduli, rispose il capitano, ridendo, o, se vi piace meglio, pipistrelli giganti che attendono le tenebre per spiccare il volo.
— Dei pipistrelli così grossi! esclamò Hans. Ma cosa fanno, appesi ai rami di quest’albero?
— Dormono, dopo d’averlo spogliato delle sue frutta, essendo molto ghiotti di quei fichi.
— Devono essere cattivi, questi brutti volatili.