— Niente affatto, Hans.

— So che tutti li temono.

— E hanno torto, poichè invece sono utilissimi, distruggendo un numero considerevole di insetti nocivi all’uomo, le zanzare e tanti altri che ci succhiano il sangue durante il sonno.

— So che dappertutto si uccidono, zio.

— È vero, questi disgraziati volatili, che sembrano topi volanti, sono esecrati da tutte le popolazioni, senza motivo, o per causa di stupide superstizioni. Da noi usano inchiodarli sulla porta della casa, i bretoni fanno altrettanto, perchè credono che quei poveri animali vadano a bere l’olio dei vasi sacri e delle lampade degli altari, e le popolazioni dell’Europa meridionale li bruciano vivi perchè li credono spiriti delle tenebre.

— Dimmi, zio, sono ciechi i pipistrelli? chiese Cornelio. Non si vedono volare che di notte.

— No, ma pare che i loro occhi non siano a loro di alcuna utilità. So che molti si sono provati ad acciecarli, ma pure volavano egualmente, senza mai toccare dei sottili fili tesi dinanzi a loro. Pare che si dirigano col tatto e che posseggano anche un udito acutissimo, mentre invece il loro odorato sarebbe mediocre. Andiamo, ragazzi; il pane ci aspetta.

— Ma dov’è? chiesero i nipoti.

— Presto lo troveremo.

Si rimisero in marcia, mantenendo costantemente la direzione primitiva, passando da una foresta all’altra e raccogliendo di quando in quando delle frutta; ma un’ora dopo il capitano si arrestava in mezzo a un’altra radura, assai ristretta, circondata da foreste.