— Cosa sono? chiese Hans.

— I nostri fornelli costruiti l’anno scorso. Al lavoro, giovanotti, la seconda scialuppa sta per giungere.

I chinesi accumularono nei due fornelli parte del combustibile che avevano recato, vi diedero fuoco, poi collocarono sopra i due grandi bacini riempiendoli d’acqua marina.

La seconda scialuppa montata dai pescatori, giungeva. La pesca era stata veramente miracolosa, poichè l’imbarcazione era così carica, che minacciava d’affondare.

Giunta sulla spiaggia, i venti chinesi procedettero sollecitamente allo scarico. In meno di un’ora quei pescatori avevano raccolto duecento chilogrammi di olutarie, ma non tutte d’una sola specie.

Vi erano le pregiate bankolungan, che raggiungono una lunghezza di undici a quindici pollici, col dorso bruno, il ventre bianco, con una crosta calcarea d’ambo i lati ed irti di verruche.

Queste si pescano ordinariamente sull’orlo interno dei banchi di corallo, ad una profondità da uno a tre metri.

Si vedevano pure parecchie kichisan, lunghe trenta centimetri, di forma ovale, dalla pelle nera, ma con una serie di verruche d’ogni lato; le talipan che raggiungono una lunghezza di soli trenta centimetri, di colore rosso cupo, con una fila di spine rosse sul dorso. Sono le più tenere e perciò esigono una cura speciale nella preparazione.

Non mancavano nemmeno le munang, che sono le più piccole di tutte, senza verruche, senza spine, liscie e colla pelle tutta nera, ma che sono le più pregiate, pagandosi sui mercati chinesi perfino trentacinque dollari il pikul; ma vi erano pure altre qualità inferiori, come le zapatos, le lowlovan, le balattimano, le batan e le hangenan che si acquistano a sei dollari il pikul.

Tutte quelle olutarie che erano ancora vive e che sfogavano la loro impotente collera schizzando getti d’acqua sui pescatori, furono accumulate presso ai due fornelli.