— Moltissime e non si trovano soltanto qui. Le migliori e le più produttive sono quelle chiamate dai naturalisti metroxilon sagus e metroxilon rumphii, ma ve ne sono molte altre. Crescono in quasi tutte le isole della Malesia, specialmente nel Borneo, nelle Filippine, nelle Molucche, in quest’isola, in India, alle Maldive, a Sumatra ed in America, a Nuova Orleans, ma la farina che producono non è sempre eguale. Quella delle Maldive, per esempio, è granulosa, dura, grigiastra, ma non uniforme; quella di Sumatra ha grani rotondi o gialli o bianchi; quella di Nuova Orleans è pure grigiastra e quella delle Molucche e della Nuova Guinea è rossa o bianca o grigia, ed ha la proprietà di diventare lucidissima, se si lascia per qualche tempo in acqua.

— Si ricava molta farina da un albero di questa grossezza?

— Circa trenta toman[9], ossia 450 chilogrammi.

— Che paese fortunato, zio!...

— Lo credo, perchè in quattro o cinque giorni di lavoro una persona può assicurarsi il pane per dodici mesi.

— Ma come si prepara questa farina?

— Ora lo vedrai. Al lavoro, mio vecchio Horn.

Il marinaio non aveva perduto il suo tempo. Recise le grandi foglie, percuoteva a gran colpi di scure il tronco atterrato, tagliandolo in pezzi lunghi sessanta o settanta centimetri; ma aveva molto da faticare, poichè, quantunque la corteccia non avesse che uno spessore di tre centimetri, era talmente dura, da fare talvolta rimbalzare il ferro.

I suoi sforzi però trionfarono e il tronco fu finalmente tagliato in otto pezzi.