— È vero, capitano.

— Tenete pronte le armi e andiamo a spiegare questo mistero.

Tenendosi riparati dietro i cespugli, per non ricevere improvvisamente una volata di freccie avvelenate, raggiunsero il bosco che cominciava a diventare oscuro, essendo il sole prossimo al tramonto. La loro sorpresa raggiunse il colmo udendo i latrati venire dall’alto.

— Tò!... esclamò Cornelio. Che abbiano legato un cane fra i rami degli alberi? Cosa ne dici, zio?

Il capitano, invece di rispondere, scoppiò in una fragorosa risata.

— Ridi?... esclamarono Hans e Cornelio.

— Vi è da slogarsi le mascelle, ragazzi miei, diss’egli. Volete vedere il preteso cane? Guardate fra i rami di quel durion.

Tutti alzarono gli occhi e scorsero, appollaiato su di un grosso ramo, un uccello nero, grande come un corvo, il quale emetteva a regolari intervalli dei latrati così perfetti, che parevano uscissero dalla gola d’un cane.

— Bizzarro paese!... esclamò Cornelio. Si sono mai veduti in altri luoghi degli uccelli che latrano?...[10].

— Fortunatamente sono innocui, disse il capitano. Andiamo a dormire, amici.