Anche quella seconda notte, passata in quella piccola radura, trascorse tranquilla. Vi fu solamente un falso allarme durante il quarto di guardia del marinaio, essendosi uditi dei rumori nel vicino bosco, ma li attribuirono a degli animali pascolanti fra i cespugli.

Alle sei del mattino i naufraghi erano in piedi, pronti a mettersi coraggiosamente in marcia verso l’ovest. Ripartirono le loro provviste di sagu proporzionatamente alle forze di ognuno, riempirono d’acqua i loro bariletti di bambù, e dato un addio alla loro capannuccia si cacciarono sotto a folti boschi, decisi a raggiungere la Durga.

La marcia non era facile in mezzo a quelle piante che impedivano ai raggi del sole di penetrare, tanto erano così fitte. I tek, i sagu, i mangostani, i cedri, i bambù, le arenghe saccarifere, i betel, i rotang si succedevano gli uni agli altri intrecciando i loro rami e le loro radici, mentre le piante arrampicanti e le liane formavano delle reti impenetrabili, correndo da un tronco all’altro, salendo, discendendo, serpeggiando per terra.

Non mancavano gli alberi da frutta, i quali crescevano senza coltura alcuna. Si vedevano numerosi mangostani carichi di quelle frutta deliziose che ormai i naufraghi avevano assaggiate e che hanno il vantaggio, come quelle dei banani, di essere sanissime e di non produrre alcun disturbo anche se prese in grande quantità; giganteschi durion i cui rami si piegavano sotto il peso delle loro grosse frutta che sono pericolosissime se cadono sul capo a qualcuno, essendo irte di acute spine, e grosse come la testa di un uomo; i buà nangha od artocarpi integrifoglia, altissimi, con grossi rami e che danno le frutta più colossali, poichè occorrono due uomini per portarle, ma assai nutrienti e che maturano tutto l’anno, e dei manghi, ma di qualità scadente e poco fruttiferi, crescendo allo stato selvaggio.

Dopo cinque ore di marcia continua, i naufraghi giungevano in mezzo ad un grande gruppo d’alberi, i quali tramandavano un odore speciale e assai acuto.

— Non senti questo profumo delicato, zio? chiese Cornelio.

— Sì, disse il capitano, che s’era arrestato.

— Sono quegli alberi che lo esalano?

— Sì, Cornelio, e aggiungerò che qui vi sarebbe la fortuna d’un uomo che avesse meno fretta di noi.

— Perchè, zio?