— Wan-Horn è un marinaio e tu sai che gli uomini di mare sanno sempre trovare la tramontana, il levante, l’occidente e il mezzodì.

— Sul mare, ma in questi boschi che non lasciano vedere il sole?... Tuttavia non disperiamo.

Costruirono una piccola tettoia con alcuni rami incrociati e delle foglie di arecche e s’accamparono senza osare dormire, per tema di non poter udire i segnali dei loro compagni.

Le ore però passavano senza che Cornelio e Wan-Horn ritornassero. Solamente verso la mezzanotte parve a loro di udire una lontana detonazione e delle grida, ma non si ripeterono.

Il capitano avrebbe voluto partire sull’istante, ma essendo l’oscurità profonda e temendo a sua volta di smarrirsi, fu costretto a rinunciare al progetto. All’alba, vinti dalla stanchezza e da quella lunga veglia angosciosa, s’addormentarono, ma il loro sonno fu di breve durata, poichè furono bruscamente svegliati da selvaggi clamori.

Stavano per balzare in piedi, quando videro precipitarsi addosso trenta o quaranta papuasi armati di cerbottane, di mazze e di lance, adorni di piume e di collane di denti d’animali e di scagliette di tartaruga.

Hans ed il chinese in un baleno furono atterrati e ridotti all’impotenza prima che potessero far uso delle loro armi; ma il capitano, impugnando una scure, era balzato fuori cercando di guadagnare la foresta, ma giunto colà era stato assalito da una seconda orda di papuasi e fatto prigioniero, malgrado la sua disperata difesa.

Un vecchio papuaso, di alta statura, col capo adorno di piume d’uccelli del paradiso ed i fianchi stretti da una larga fascia di nanchino che gli ricadeva sul dinanzi, avvicinatosi al capitano gli chiese in lingua malese: