— Cosa vuoi? gli chiese, usando lo stesso linguaggio che l’antropofago aveva adoperato.
— Che gli uomini bianchi lascino la costa che appartiene ai figli di Mooo-tooo-omj, rispose l’australiano.
— Noi non uccidiamo nè i tuoi kanguri, nè i tuoi casoari, nè i tuoi warrangat (cani selvaggi), disse Wan-Stael. Il trepang, nè tu, nè i tuoi compatriotti sapete pescarlo e l’acqua del mare non ti appartiene.
— Allora la tribù dei Warrame ti darà battaglia.
— E sei tu che lo dici?
— Io, capo della tribù dei Moo-wiami.
— Prendi, cialtrone....
Wan-Stael, con un manrovescio che risuonò come un colpo di frusta, fece stramazzare l’antropofago, poi afferratolo strettamente per le braccia lo trascinò verso le scialuppe.
— Lega quest’uomo e portalo a bordo della giunca, disse rivolgendosi verso Wan-Horn. Lo terremo prigioniero fino al termine della pesca, e così gli impediremo di avvertire la sua tribù della dichiarazione di guerra che ci ha fatta.
— Lo legherò con quindici metri di solido spago, disse il marinaio. Vedremo se sarà capace di fuggire dalla cala.