Il giovanotto, che era un valente bersagliere e che voleva mostrare a suo zio come non temesse quegli antropofaghi, non si fece ripetere il comando. Puntò rapidamente il fucile, mirò qualche istante e lasciò partire il colpo.

Il cespuglio più vicino, spezzato a metà dall’infallibile palla del giovine cacciatore, cadde, ma caddero contemporaneamente anche tutti gli altri. Quindici australiani balzarono in piedi con un’agilità di quadrumani, alzando le loro scuri di pietra, ma Wan-Stael non lasciò a loro il tempo di fare un passo.

Due detonazioni echeggiarono ed una pioggia di pallettoni cadde su quel gruppo d’uomini. Non ci voleva di più per metterli in fuga. Partirono tutti a corsa disperata in direzione del bosco, gettando urla di dolore.

— Mi ero ingannato? chiese il capitano.

— No, zio, disse Cornelio.

— Spero che questa lezione basterà per ora.

— Ma poi? Credi che ritorneranno?

— Su ciò riservo i miei dubbi. Una di queste notti li avremo tutti addosso, Cornelio, ne sono certo. Conosco gli australiani e so quanto sono cocciuti; ma ci troveranno pronti a riceverli e non ci lasceremo sorprendere. Ritorniamo, mio bravo ragazzo. Wan-Horn e Hans saranno inquieti.

Era inutile continuare l’esplorazione di quella pianura che poteva celare degli agguati. Oramai sapevano che gli australiani li avevano scoperti e ciò bastava per metterli in guardia.

Certi di non venire inseguiti, almeno pel momento, avendo gli indigeni del continente australiano l’abitudine di assalire solamente di notte, tornarono a scalare le rupi e scesero nell’accampamento.