— Ed anche noi vogliamo andarcene, gridarono gli altri.
— Ed io, tuonò Wan-Stael, rizzando la sua alta statura e mostrando le sue mani callose, ho una voglia matta di afferrarvi tutti quindici per le vostre code e di gettarvi nella baia, furfanti!.... Ah! voi avete paura, conigli del celeste impero? Eh per mille lampi!.... Non vi ho assoldati per condurvi a passeggio attraverso il mondo, signori miei. Wan-Horn, afferra questo pauroso che dice che ne ha abbastanza di questa costa e fallo mettere ai ferri per tre giorni, e voi altri al lavoro o, parola di marinaio, vi faccio sentire se pesano le mie mani. Ai selvaggi, se avete paura, ci penso io!... andate!...
CAPO V. L’assalto notturno
Wan-Stael se era un valente marinaio era pure un uomo di grande energia, e il suo equipaggio non lo ignorava. Conoscitore profondo degli uomini di razza gialla, sapeva che la minima debolezza poteva causare un’aperta ribellione, e compromettere l’esito della stagione di pesca così bene cominciata.
Quelle minacce, necessarie in tal momento, fecero buon effetto su quell’equipaggio turbolento per indole, ma niente coraggioso. I pescatori furono i primi a riprendere il lavoro, poi i preparatori li seguirono accendendo i fornelli, ma non lavoravano più colla lena dei giorni scorsi.
Ormai la paura s’infiltrava nei loro animi, e se non avessero saputo che Wan-Stael non era uomo da scherzare, non avrebbero tardato a ripararsi sulla giunca e ad abbandonare il trepang che si stagionava sotto le tende.
Malgrado l’attiva sorveglianza del capitano, del vecchio marinaio e dei due giovanotti, si scambiavano rapide parole, s’indicavano le alture sulle quali avevano veduto brillare quel fuoco misterioso e gettavano sguardi inquieti sulle roccie che circondavano la baia, come se temessero di veder sbucare improvvisamente le orde degli antropofaghi.
Nemmeno il capitano ed i suoi compagni erano però tranquilli. Sentivano per istinto che al di là della pianura, nei boschi di eucaliptus, qualche cosa di grave stava per accadere.
Forse le bande degli antropofaghi si radunavano in silenzio, per prepararsi ad un furioso attacco notturno. Quantunque non si scorgesse nella pianura alcun essere umano e non si udisse alcun grido, alcun segnale sospetto, mille indizi indicavano che sotto quei grandi alberi, quegli abbominevoli mangiatori di carne umana si concentravano.