— Non temere, Cornelio. Le mie palle non vanno perdute.
— Orsù, fuoco!...
Altri due selvaggi che urlavano più forte degli altri e che precedevano i compagni, caddero alla distanza di centocinquanta metri. La morte di quei due uomini, uno dei quali era uno stregone, parve che rendesse i selvaggi furibondi.
Abbandonando ogni precauzione si scagliarono innanzi come un torrente impetuoso, emettendo vociferazioni orribili, gettando lancie, boomerangs e scuri.
Non era più possibile arrestarli; ci avrebbe voluto un cannone carico a mitraglia. Cornelio ed Hans scaricarono ancora una volta i loro fucili, poi fuggirono raccomandandosi alle gambe.
Ma già il capitano e Wan-Horn erano giunti presso le rupi e stavano arrampicandosi su per le rocce, spingendo innanzi la caldaia.
— Presto, ragazzi miei! gridò Wan-Stael, vedendo i nipoti inseguiti dall’orda intera.
— Non temere, zio, rispose Cornelio. Le gambe sono solide!...
Ed infatti i selvaggi, quantunque corressero disperatamente, pur continuando a scagliare le loro armi, non riuscivano a guadagnare un passo sui due giovanotti che pareva avessero le gambe di un cervo.
In pochi momenti questi raggiunsero le rupi e le scalarono senza arrestarsi.