Alla loro testa marciavano i capi, riconoscibili per le penne di kakatoe che portavano infisse nei capelli e per le code di cani selvaggi che portavano appese alla cintura. Non mancavano nemmeno i malgara docks o kerredais, specie di stregoni che sono ad un tempo medici e celebratori di matrimonî.
Quell’orda feroce, affamata, si preparava ad assalire i quattro bianchi, coi cui corpi contava di regalarsi dei grossi arrosti, ma non osava però ancora precipitarsi innanzi all’impazzata.
Cornelio ed Hans, nascosti dietro un grosso macigno, avevano riaperto il fuoco, cercando di abbattere i capi e gli stregoni, mentre il loro zio ed il vecchio marinaio s’allontanavano correndo, per raggiungere le rocce che ormai erano a poche centinaia di passi. Se i due coraggiosi giovanotti riuscivano a ritardare l’assalto di pochi minuti, potevano trasportare la caldaia alla costa.
Gli australiani però, che temevano di perdere le loro prede, non s’arrestavano, malgrado gli spari continuati di Hans e di Cornelio.
S’avanzavano scagliando nembi di lancie, di scuri e di boomerangs, emettendo spaventevoli vociferazioni ogni volta che uno di loro, colpito da qualche palla, stramazzava a terra.
I due valorosi giovanotti resistevano però, per lasciar tempo al loro zio ed al marinaio di guadagnare via: combattevano come due veri soldati, anzi come due veterani, caricando e scaricando i loro fucili senza posa.
Quando i primi boomerangs giunsero fino a loro, abbandonarono il posto e tenendosi al coperto di alcune macchie di mulghe, s’appostarono duecento metri più indietro.
— Mira giusto e picchia sodo, Hans, disse Cornelio. Lo zio e il vecchio Horn sono vicini alle rupi e se noi possiamo ritardare la marcia dei selvaggi di qualche minuto la caldaia è salva. Guardati dai bastoni volanti e dalle scuri.