I due giovanotti retrocessero sollecitamente caricando le armi e raggiunsero il capitano e Wan-Horn, i quali non avevano abbandonata la caldaia.
— Siete feriti? chiese Wan-Stael.
— No, ringraziando Iddio, risposero.
— Tenetevi fuori di portata dai boomerangs e dalle zagaglie. È lontana la baia?
— Non è che a seicento metri, ma l’alba comincia a spuntare. Vedo laggiù le stelle a impallidire rapidamente, disse Hans.
— Un ultimo sforzo, Wan-Horn.
— Tengo duro, capitano.
— Eccoli!... esclamò Cornelio. A me, Hans!...
Gli australiani infatti giungevano a rapidi passi, urlando, ed agitando minacciosamente le loro scuri di pietra verde, attaccate colla gomma xantorrea che è più tenace del mastice, e le loro lancie colle punte di osso.
I primi albori permettevano di distinguerli senza fatica. Erano tre o quattro cento, di statura media, colle membra gracili, i ventri sporgenti, i lunghi e grossi capelli ondeggianti, i petti coperti di tatuaggi e adorni di collane di denti di animali selvaggi. Indosso non portavano che dei miseri mantelli di kanguro che coprivano a mala pena le loro spalle, ma tutti avevano la pittura di guerra che dava a loro un lugubre aspetto.