— Avanti, ripeteva Wan-Stael, che cercava di guadagnare via. Fra breve arriveremo al campo e ci porremo in salvo sulla giunca.
Quel grande e pesante bacino impediva però a loro di retrocedere con rapidità; inoltre il terreno, sparso di grossi massi e di cespugli, li costringeva a dei giri viziosi facendo perdere a loro un tempo preziosissimo.
Erano giunti ad un chilometro dalle roccie che nascondevano la baia, quando gli australiani, che fino allora li avevano seguiti sempre strisciando, balzarono in piedi. Si erano accorti dell’esiguo numero dei nemici e s’erano decisi ad assalirli?
— Hans!.. Cornelio!... esclamò Wan-Stael. State in guardia!...
Due colpi di fucile vi risposero; i due bravi giovinotti avevano cominciato il fuoco e le loro palle non dovevano esser andate perdute, poichè si udirono quasi subito urla feroci e urla di dolore.
— Fuggite!... gridò Wan-Stael.
— Non ancora, zio disse Cornelio. Tira in mezzo, Hans, e bada a non sprecare le palle.
— Non sono che a cento passi da noi e li vedo benissimo, Cornelio.
— Fuoco adunque!...
Altri due spari echeggiarono un momento dopo. Le urla degli australiani li avvertirono che anche quei colpi avevano fatto un vuoto fra i ranghi degli assalitori.