Il capitano, pur troppo, non s’era ingannato!... Qual disordine regnava nel campo, e quale scena offriva!...

L’equipaggio Chinese che li aveva vilmente abbandonati nel momento in cui loro stavano per lanciarsi dietro ai selvaggi per riacquistare le caldaie, non era più a bordo della giunca: era tutto a terra, disperso attorno ai depositi di trepang, alle tende ed ai fornelli, ma in quale stato si trovava!...

Quei miserabili, anzichè vegliare sui depositi e prepararsi alla difesa nel caso d’un ritorno offensivo degli antropofaghi, avevano approfittato dell’assenza degli uomini bianchi per saccheggiare la dispensa della nave e la cabina del comandante.

Dimenticando la più elementare prudenza, erano tutti sbarcati senza più curarsi della giunca che le onde potevano arenare sulla costa strappando le àncore, e si erano dati in preda all’orgia più sfrenata.

Dopo d’aver divorate le conserve alimentari le cui scatole si vedevano disperse dovunque, di aver dato fondo alle provviste di zucchero e di thè, di aver sfondati i barili di carne salata e di acciughe, avevano spillato i cinque barili di sciam-sciù, ubriacandosi sconciamente.

Alcuni, vinti dall’ebbrezza potente causata da quel forte liquore, russavano sdraiati gli uni sugli altri, in una confusione indescrivibile; altri stavano ingollando grandi tazze dinanzi a dei giganteschi punch fiammeggianti, cantando rauchi ritornelli; altri ancora, in preda ad un vero delirio, si azzuffavano, strappandosi le code o tempestandosi reciprocamente di pugni che cadevano con un sordo rumore su quei crani pelati, o giocavano i loro ultimi taels[5] o sapeke[6] fra un urlìo incessante, mentre il capo dei pescatori, a braccetto del mastro d’equipaggio, danzava attorno ai barili, storpiando i versetti di Licu-jen, il poeta più popolare dell’impero Chinese, o di Kiai-giù-y.

Nessuno di quegli ubbriachi più pensava ai selvaggi e forse nemmeno al capitano ed ai suoi compagni, che forse credevano già morti e fors’anche messi ad arrostire su d’un braciere, infilzati in uno spiedo gigantesco.

Wan-Stael, pazzo di rabbia, si scagliò in mezzo a quella banda di ebbri, urlando:

— Miserabili! Cosa avete fatto?...

Il capo dei pescatori gli mosse incontro traballando sui suoi alti zoccoli dalla suola di feltro, dicendo con voce rauca: