— È vero, mormorò Wan-Stael con cupo dolore. Me li hanno tutti uccisi e mi hanno preso tutto il trepang. Quale perdita. Wan-Horn!
— Non siamo stati noi ad ubbriacare i nostri marinai, signore. Se non avessero approfittato della nostra assenza per abbandonarsi ai loro istinti rapaci e turbolenti, sarebbero tutti vivi ed a bordo di questa nave.
— È vero; noi tutto abbiamo tentato per salvarli. Ma cosa dirà il nostro armatore quando ci vedrà ritornare senza una olutaria e senza equipaggio?
— Tanti altri pescatori di trepang non sono più ritornati, signor Wan-Stael, voi lo sapete, ed hanno perduto le navi e la vita.
— È vero, Wan-Horn.
— Partiamo, signore. Non siamo che cinque e gli antropofaghi sono almeno quattrocento; se riescono ad abbordarci, per noi è finita.
— Si salpino le àncore e si spieghino le vele, Wan-Horn. Non voglio che i miei nipoti cadano nelle mani di quei ributtanti selvaggi.
— Signor Hans, signor Cornelio, e tu, Lu-Hang, disse il marinaio, rivolgendosi verso i due giovanotti ed al giovine pescatore, all’argano!...