S’alzava però ancora faticosamente sulle onde, ma erano gli ultimi sforzi. Ben presto l’acqua della stiva irruppe sul ponte, mentre quella esterna, superate le murate, si riversava a babordo ed a tribordo, quasi fosse impaziente d’inghiottire la preda.

Per alcuni istanti, alla livida luce d’un lampo, fu vista emergere ancora una volta la prua, poi la nave sparve fra le onde, formando un vortice gigantesco.

I suoi alberi oscillarono un momento fra le onde che li assalivano con furore senza pari, poi s’immersero entro quella specie d’imbuto mobile e più nulla si vide.

L’Hai-Nam era scesa negli umidi baratri del golfo di Carpentaria e forse stava fracassandosi sulle scogliere del regno dei coralli.

— Povera nave! esclamò il capitano con voce commossa, e forse... noi ti seguiremo!...

Intanto la scialuppa s’allontanava rapidamente dal luogo del naufragio, sospinta dalle onde che salivano dall’estremità meridionale di quell’ampio golfo.

Wan-Horn si era seduto a timone e Cornelio e Hans, aiutati dal giovane pescatore, avevano rizzato l’alberetto e spiegata la vela con due mani di terzaruoli, per dar maggior stabilità alla fragile imbarcazione.

— Dove ci dirigiamo, signore? chiese il marinaio al capitano.