Raccolse una scure dimenticata sull'argano e alzandola minacciosamente, ripetè con un tono di voce da non ammettere repliche:
— Ai vostri posti, o vi faccio sentire come pesa quest'arma!... —
L'equipaggio sapeva per prova, che il comandante non era uomo da scherzare. Dopo una breve esitazione tornò alle pompe, mentre due o tre altri marinai, che non potevano trovare posto alle traverse, s'impadronivano dei mastelli.
La colonna di fuoco, dopo d'aver minacciato d'incendiare la gran gabbia, si era abbassata, rientrando a poco a poco nella stiva, ma dal boccaporto spalancato irrompevano, ad intermittenze, pesanti nuvoloni di fumo denso e nero che una calma assoluta manteneva quasi sopra la tolda, e nembi di scintille le quali s'alzavano lentamente, disperdendosi sui neri flutti dell'oceano.
Passato il primo istante di terrore, tutti si erano messi alacremente al lavoro, sapendo che se non riuscivano a spegnere l'incendio una morte orribile li attendeva, non essendovi ormai a bordo più nessuna scialuppa.
Le pompe funzionavano rabbiosamente senza posa, versando torrenti d'acqua nelle profondità ardenti della stiva, mentre gli uomini dei mastelli s'affannavano a vuotare i loro recipienti, avanzandosi fra il fumo e le scintille.
Il capitano ed il secondo, ritiratisi a poppa, stavano abbattendo, a gran colpi di scure, una parte della murata di babordo. Pareva che avessero intenzione di allestire il materiale per la costruzione d'una zattera.
Stavano per assalire la murata del cassero, quando un nuovo personaggio, uscito allora dal quadro, comparve sulla tolda.
Era un uomo che aveva varcato la trentina di qualche anno, di statura bassa, un po' inferiore alla media, con petto assai sviluppato, larghe spalle e membra muscolose senza però essere grosse.
Il suo viso largo, un po' angoloso, col mento appuntito, era pallido, leggermente abbronzato dalla salsedine del vento marino; la sua fronte ampia, appena segnata da una ruga precoce, indicava che quell'uomo era inclinato alla riflessione; i suoi occhi, sormontati da due sopracciglia folte, dall'ardita arcata, erano profondi, ma talora scintillavano e pareva allora che volessero penetrare nel più profondo dei cuori; le sue labbra strette, ombreggiate da un paio di baffi rossicci, indicavano che quello sconosciuto doveva possedere una incrollabile energia.