Le due scimmie li seguivano portando nei loro sacchi la pentola, alcuni tondi, le forchette, e lo Sciancatello, già robusto, portava la tenda e una parte di pane.

Le due scimmie dapprima si erano mostrate ricalcitranti a portare la loro parte di bagaglio, ma l'orang-outan, che si era armato d'un randello, le aveva ben presto domate e marciavano sotto la sua sorveglianza, pronto a battere sulle loro spalle un pezzo musicale da far strappare urla di dolore.

Il mondo alato si risvegliava sotto la brusca invasione della luce. In mezzo alle foglie degli alberi e dei cespugli ingemmati dalla rugiada notturna, svolazzavano a gruppi i più belli uccelli, le cui penne variopinte, a riflessi d'oro e d'argento o di rame, scintillavano vagamente sotto i primi sprazzi luminosi dell'astro diurno, sorgente sull'orizzonte.

I graziosi epimachus arruffavano le loro penne vellutate e brillanti, come se fossero cosparse di pagliuzze d'oro, e le loro lunghe code sottili; i bellissimi chimachus, volatili grossi come un piccione, col corpo anteriore nerissimo con striature d'oro e il posteriore candido, e la coda formata di barbe lunghissime ed arricciate, si spennacchiavano reciprocamente coi loro becchi sottilissimi ma assai lunghi; i charmasyna, specie di pappagalli, colle piume rosse e gialle a striature nere, cominciavano i loro cicalecci scordati ed importuni, mentre le splendide parozie dorate, scintillanti di mille colori, immobili sulle più alte cime degli alberi, si ubbriacavano di sole, lasciando ondeggiare graziosamente le cinque barbe piantate sulle loro teste e terminanti in una specie di fiocco, ai soffi della brezza marina.

Miriadi d'insetti svolazzavano poi in tutte le direzioni: farfalle sfolgoranti, di dimensioni straordinarie, s'incrociavano sopra i fiori o attorno ai vasi vegetali dei calamus rimasti ancora aperti; farfalline rosse, gialle, azzurre ed anche battaglioni di lucertoline volanti, chiamate dai Malesi draco, bizzarri animaletti lunghi venti centimetri, colla coda compressa, colle zampine unite da una membrana che serve come di ali e che permette a loro di spiccare delle volate di venti e perfino di trenta metri.

I naufraghi, oltrepassata la piantagione di bambù che si estendeva su un lungo tratto di costa, s'internarono sotto i boschi, piegando un po' verso levante, sembrando a loro che da quel lato la montagna fosse meno aspra e anche meno boscosa.

Si videro però ben presto costretti a rallentare la marcia, poichè quella parte della grande boscaglia era assai fitta e impediva di procedere direttamente.

Migliaia e migliaia d'alberi intrecciavano i loro rami frondosi o le loro foglie piumate, impedendo ai raggi del sole di penetrare fino a terra. La ricchissima e svariata flora malese, aveva là tutti i suoi campioni.

Si vedevano bellissimi alberi della canfora, coi tronchi così grossi che cinque uomini non sarebbero riusciti ad abbracciarli, e che esalavano un acuto profumo; degli splendidi sunda-matune o alberi tristi, così chiamati perchè i fiori di tali alberi, che esalano un profumo squisito, non si aprono che di notte; dei pergolati di pepe, piante sarmentose che si avviticchiano attorno agli alberi, che hanno le foglie somiglianti a quelle dei nostri fagiuoli e i cui granelli aromatici disposti a grappolini dapprima verdi, poi rossi e quindi bruni quando sono giunti a perfetta maturanza; grandi upas, chiamati anche bohon-upas, snelli, alti oltre trenta metri e coperti di larghe foglie che formavano dei superbi ombrelli; noci moscate, piante somiglianti ai nostri allori, alte dai sei ai sette metri, già cariche di noci mature che esalavano acuti profumi; garofani coi rami già irti di quei mazzolini aromatici che vengono poi posti in commercio, quando sono ben seccati, col nome di chiodi di garofano; quindi, confusamente mescolati, stretti e avviluppati da lunghissimi rotang che formavano delle vere reti, si vedevano a centinaia alberi che producono il belzoino, ragia odorifera che scola incidendo il tronco di quella specie di abeti; alberi della cannella, alberi cotoniferi che producono una specie di bambagia serica, tecche colossali dal legno incorruttibile; alberi del ferro coi cui rami si fanno delle mazze pesantissime che non si possono scheggiare tanto sono resistenti le fibre di quel legno, ed una infinità d'alberi gommiferi preziosissimi.

Non mancavano però gli alberi da frutta. Di tratto in tratto, in mezzo a quel caos di vegetali, i naufraghi scoprivano dei mangostani carichi di quelle frutta deliziose che dànno una polpa bianca, delicata, divisa in chicchi e che messa in bocca si fonde come un gelato; o dei manghi chiamati dai Malesi buâ-mamplan ma di qualità inferiore, essendo per lo più impregnati d'un forte odore di resina; o dei pombo, grossissimi e succolenti aranci, o dei nefelium che producono delle frutta racchiudenti una polpa bianca, semi-trasparente, succosa, dolce ma un po' acidula.