I naufraghi non si lasciavano sfuggire quelle occasioni per fare ampia raccolta delle frutta migliori. Di ciò s'incaricava lo Sciancatello il quale si prestava colla miglior grazia del mondo, inerpicandosi sulle cime più alte delle piante per cogliere le più grosse e le più mature.

Verso le dieci del mattino, dopo d'aver percorso almeno sei chilometri, distanza ragguardevole se si pensa ai lunghi giri che erano costretti a fare per trovare dei passaggi ed ai numerosi ostacoli, si trovarono dinanzi ad una foresta di alberi forniti di foglie gigantesche, d'aspetto maestoso. Nello scorgerli, il signor Albani non potè frenare un grido di contentezza.

— Una foresta di banani! — esclamò. — Ci regaleremo una scorpacciata di frutta deliziose, amici miei, e che potranno variare la nostra provvista di pane.

— I banani? — chiese il marinaio.

— Sì, Enrico.

— Io non li ho mangiati che come frutta.

— Ed io ti dico che possono anche surrogare il pane e che servono a fare dei piatti squisiti. Quando sono maturi, cioè quando l'amido è completamente scomparso tramutandosi in materia zuccherina, non servono che come frutta, ma quando le buccie sono ancora verdi, messi ad arrostire sotto la cenere, possono surrogare il pane essendo ricchi di fecola.

Allora le frutta si possono anche tagliarle, seccarle al sole e conservarle per molto tempo.

Se poi sono più giovani, si possono mangiarle in salsa, oppure quando sono vicine alla maturità, si possono fare delle fritture squisite. Andiamo a fare raccolta, amici. —

Quel bosco era meraviglioso, essendo formato da migliaia di piante. Fra i vegetali erbacei, nessuno rivaleggia coi banani per ricchezza di foglie e per maestà.